Recupero Fauna Selvatica

ANIMALI FERITI

La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, è quindi illegale la detenzione, la cattura e il commercio di animali, oltre che il danneggiamento e furto di nidi, uova e nidiacei.Quando trovate un animale ferito, la prima cosa da fare è riporlo in uno scatolo forato, in modo che l’animale si tintervento-su-rapaceranquillizzi. Dato che sono animali selvatici, non usate gabbie, cercheranno di scappare e potrebbero procurarsi delle lesioni o rovinarsi il piumaggio sbattendo tra le grate della stessa.Non maneggiate troppo né accarezzate gli uccelli, potrebbero stressarsi o addirittura morire d’infarto da maneggiamento, non sono animali domestici. Dopodichè contattate il Corpo Forestale o il Centro Recupero fauna selvatica più vicino per concordare la consegna.Un animale con ferite aperte va consegnato al più presto, per evitare l’insorgenza di infezioni. Le mosche carnaie si posano sulle ferite per deporvi le uova, dalle quali nasceranno le larve che si ciberanno dei tessuti; a quel punto la situazione si complicherà. Quando maneggiate un animale, la prima cosa da fare è essere prudenti per voi stessi, alcuni animali possono essere potenzialmente pericolosi. Usate sempre guanti da giardinaggio e disinfettatevi le ferite.

  • Animali potenzialmente pericolosi:
  • – gabbiani e corvidi: ferite superficiali causate dal becco. Allontanare il viso
  • – rapaci: ferite anche profonde (nel caso di grosse aquile) causate dal becco ma soprattutto dagli artigli che usano per difendersi (oltre che per predare). Allontanare il viso.
  • – aironi: hanno la caratteristica di mirare il becco negli occhi, avendo anche il collo molto lungo! impugnare subito il becco prima di soccorrerlo (senza ostruire le narici!). Allontanare il volto!

Se trovate un nidiaceo implume a terra caduto dal nido, l’ideale sarebbe cercare il nido e rimetterglielo dentro ma, spesso è molto difficile se non impossibile. In caso non riusciste a farlo, portatelo a casa mettendolo in una scatola forata con dentro una bottiglia d’acqua calda o vicino ad una lampada, dategli subito un po d’acqua e di cibo e portatelo al più presto al centro recupero.

NIDIACEI

Se trovate un nidiaceo implume a terra, la prima cosa da fare è cercare il nido e rimetterglielo, anche se più delle volte è impossibile. Altrimenti bisognerà prenderlo e portarlo intanto a casa. Il nostro consiglio è sempre quello di consegnarli al Centro recupero più vicino o alla Lipu. Nel caso voleste provare a svezzarli, ecco alcuni consigli: Il nidiaceo andrà messo dentro uno scatolo forato con un panno morbido e una bottiglia d’acqua calda.La maggior parte dei nidiacei viene alimentata con insetti catturati dai genitori, poiché da piccoli hanno bisogno di proteine (eccezione fanno i colombi e tortore). Il tritato crudo è l’alimento più pratico anche se a lungo andare può portare a delle carenze alimentari. L’alimento ideale sono le camole del miele o della farina o grilli in scatola. MAI dare latte agli uccelli!

L’età dei nidiacei di passeriformi:

fino a 6 giorni: sono completamente implumi.

8 giorni: le penne cominciano ad uscire dall’astuccio

10 giorni: penne in crescita

Frequenza delle imbeccate:

1-4 giorni: ogni 10-15 minuti

5-9 giorni: ogni 15-20 minuti

10-14 giorni: ogni 30-45 minuti

Oltre i 14 giorni: ogni 60 minuti variegando il cibo a seconda della specie e lasciando un po di cibo in una ciotola in modo che il piccolo possa cominciare a cibarsi autonomamente.

Appena le penne sono completamente sviluppate, mettetelo in una stanza con la voliera aperta e anche una finestra aperta, in modo che possa iniziare le prove di volo. Appena sarà il momento, sarà lui ad involarsi. Se, invece, trovate a terra un nidiaceo che ha già messo le penne, cammina e saltella, basterà metterlo su una biforcazione di un albero più vicino o in una siepe e allontanarsi, in quanto è già quasi pronto per il volo ed i genitori lo staranno ancora alimentando da terra. In alcune specie, infatti, i piccoli lasciano il nido precocemente e continuano ad essere imbeccati da terra, come ad esempio nei merli o nei rapaci notturni. Se, invece, ci sono cani o gatti nelle immediate vicinanze, cercate di allontanarli. Purtroppo nelle città i pericoli sono moltiplicati ed è difficile trovare una soluzione, se non quella, alla fine, di prendere il nidiaceo e consegnarlo al Centro recupero.Unica eccezione fanno i rondoni che, una volta a terra, vanno raccolti sempre, sia i nidiacei che gli adulti.Vi sono alcune specie, invece, che nidificano proprio a terra o sulla spiaggia (come corrieri, fratini, gabbiani, sterne, pernici di mare, occhioni, ecc.). In questi casi non bisogna assolutamente raccogliere i piccoli ed allontanarsi il più possibile. Alcune specie di nidiacei, come corrieri piccoli e fratini, sono così piccoli e mimetizzati che facilmente potrebbero essere calpestati.

RONDONI  

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giovani di rondone pallido ancora in fase di sviluppo

Distinguerli da rondini e falchi: è la specie più comune nelle città in primavera – estate quando viene a nidificare. Il rondone appartiene all’ordine degli Apodiformi, famiglia Apodidae. Vengono spesso scambiati per falchetti per via degli artigli robusti, forma delle ali e per il becco adunco, oppure sono scambiati per rondini per cui si assomigliano per alcune caratteristiche morfologiche quali coda forcuta e ali lunghe e strette.Sono esclusivamente insettivori come le rondini ma a differenza di questi ultimi (che appartengono però all’ordine dei Passeriformi), hanno il piumaggio

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bolo d’insetti rigurgitato da un rondone pallido

completamente scuro con la gola biancastra. I rondoni passano quasi tutta la loro esistenza in volo, mangiano, bevono, si accoppiano e dormono in volo; hanno le zampe troppo corte e atrofizzate per poter camminare e per slanciarsi da terra; nel caso in cui finiscano a terra, avrebbero difficoltà nel ripartire. Ecco perché, quando si trova un rondone a terra, bisogna sempre raccoglierlo.Nel periodo di nidificazione vengono a fare i nidi all’interno dei cassoni delle serrande in periferia, dentro le tegole del centro storico o nei buchi o fori di aerazione dei palazzi. Camminano molto goffamente all’interno dei nidi, ma hanno artigli molto robusti che usano per arrampicarsi verticalmente nei fori dei palazzi introducendosi nei nidi.A Palermo abbiamo quasi esclusivamente il rondone pallido (Apus pallidus) che, a differenza del rondone comune (Apus apus) ha tonalità più chiare ed effettua di solito due covate l’anno, estendendo il periodo di nidificazione fino a settembre-ottobre. 
Recupero:
 spesso in estate si trovano molti rondoni a terra perché caduti dai nidi o perché urtano contro le vetrate. La prima cosa da fare è apporlo in uno scatolo forato per il trasporto, portarlo a casa e dargli qualche goccia di acqua. I rondoni sono esclusivamente insettivori (come rondini e balestrucci), quindi devono mangiare possibilmente camole (larve) del miele o della farina o grilli in scatola (in vendita nei migliori negozi di animali, ad esempio da Grande Acquario Club, in via G. Galilei).

MAI dare bigattini (le larve di mosca carnaia usate per la pesca).

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nido di rondoni con pullus prelevati illegalmente dal loro sito di nidificazione

In alternativa va bene la carne tritata cruda, che è l’alimento più pratico, anche se a lungo andare. I rondoni in cattività non mangiano da soli, bisogna imbeccarli (anche gli adulti) e se non aprono il becco da soli, bisogna aprirglielo forzatamente pigliando ai lati con indice e pollice.I rondoni stanno sempre in volo, quindi, se si trova un rondone a terra significa che avrà sbattuto in qualche vetrata, oppure è un nidiaceo che è accidentalmente caduto dal nido o un giovane che ha fatto un tentativo di volo finito male. Bisogna quindi raccoglierlo, altrimenti andrà incontro a morte certa.Un rondone adulto si riconosce perché è lungo circa 17 cm, le punte delle ali s’incrociano tra di loro e sono più lunghe della coda di 2-3 cm e le ali sono perfettamente a forma di falce. A questo punto, se è adulto, se non ha ferite, se è vispo e batte le ali simmetricamente, si può provare a farlo volare mettendosi in uno spazio aperto senza ostacoli, magari su un prato. Mettete il rondone sul palmo della mano ed alzate il braccio, dovrebbe partire da solo. Se non parte, dategli una spinta vigorosa verso l’alto. Se finisce a terra, vuol dire che è un giovane che non è ancora pronto per il volo oppure ha dei problemi. In questo caso consegnatelo alla Lipu.

 

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webcam su nido di rondone pallido a Palermo

Convivenza: I rondoni possono dare qualche fastidio agli inquilini quando vanno a nidificare dentro i cassettoni delle serrande, poiché emettono striduli molto forti, anche di notte. Spesso la gente ci chiede una soluzione, o addirittura ci chiede direttamente di toglierli dal cassettone! Ovviamente è una cosa che non si deve fare assolutamente, primo perché andrebbe contro i nostri principi e secondo perché comunque sarebbe un reato (prelievo di uova, nidi e nidiacei di fauna selvatica, legge nazionale 157/92, art. 3). L’unica cosa che chiediamo alla gente è essere pazienti ed aspettare la fine della stagione riproduttiva, normalmente fine luglio (anche settembre per il rondone pallido). I rondoni sono esclusivamente insettivori, si cibano di moltissimi insetti fastidiosi per l’uomo, come le zanzare! si può dire, dunque, che sono degli insetticidi naturali ! (la stessa cosa le rondini e i balestrucci). Pazientare e aspettare la fine della nidificazione.

 

GABBIANO REALE

Riconoscimento: Il gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis) è il più diffuso tra le varie specie di gabbiani, soprattutto durante la stagione riproduttiva. Il gabbiano reale adulto è bianco con dorso e ali grigie superiormente e le punte delle ali nere. Il becco è giallo con una macchia rossa presente in periodo riproduttivo e le zampe gialle. I pullus sono completamente grigi maculati. Il giovane è grigio-marrone maculato con la testa biancastra. Vi sono poi le fasi d’età intermedie in cui, durante la muta delle penne, il colore del mantello si avvicina sempre di più a quello dell’adulto.Il gabbiano reale mediterraneo in natura nidifica nelle piccole isole, depone le uova a terra o su bassa vegetazione, su delle conche vicino al mare. Questa è una delle specie i cui nidiacei non vanno toccati anche se sembrano apparentemente abbandonati, poiché appena nascono, sono già in grado di camminare.A volte i giovani vengono scambiati per femmine adulte, ma non esiste dimorfismo sessuale.

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Pullus di gabbiano reale

Recupero e alimentazione: molti gabbiani ormai nidificano sui tetti di Palermo. Spesso d’estate capita che i giovani cadano finendo a terra nelle strade. Una volta trovato un piccolo di gabbiano per strada, se non ha fratture e se è completamente formato, conviene o cercare di rimetterlo sul tetto (operazione spesso impossibile) o liberarlo a mare. In caso di difficoltà chiamate la Lipu.Spesso capita anche di trovare, in città o sulla costa, gabbiani feriti con fratture agli arti. In questi casi bisogna cercare di prenderlo, metterlo in uno scatolo e consegnarlo alla Forestale o al Centro recupero fauna selvatica più vicino. Nell’attesa, dategli dell’acqua, magari avvicinandogli una bacinella, e qualche sardina o anche carne macinata cruda. Ultimamente vengono trovati sempre più gabbiani con intossicazione. Il motivo è che i gabbiani sono onnivori e vanno ad alimentarsi presso le discariche dove viene messo del veleno per i ratti. Ad esempio quella di Bellolampo è giornalmente molto visitata con migliaia di esemplari. Quando i gabbiani si trovano accovacciati a terra, non si reggono in piedi e non scappano, e le feci sono di colore verdastro, allora si tratta di intossicazione alimentare.

Problemi di convivenza con i cittadini: Specie problematica a livello nazionale per la loro invadenza e la cui soluzione non è stata ancora trovata. Ha cominciato a colonizzare i tetti del centro storico di Palermo da una decina d’anni. Molte le segnalazioni nel periodo estivo di inquilini del centro, che abitano nell’attico, i quali, terrorizzati, si lamentano del chiasso (anche notturno) e della presenza incombente di questi grossi uccelli, molto territoriali, che difendono la propria prole con picchiate proprio verso la gente che vi abita accanto. Va precisata una cosa, i gabbiani di solito non arrivano a colpire le persone, anche se a volte ci vanno vicini. Naturalmente non bisogna avvicinarsi ai nidiacei, che dallo spavento, potrebbero beccare se messi alle strette, o fuggire col rischio di cadere giù dai palazzi. Infatti sono molte le chiamate di persone che trovano pullus di gabbiano per le vie del centro, e anche in periferia.La gente spesso ci chiama poiché non vuole questa presenza. Se insistono nel chiederci di toglierli, ovviamente noi non possiamo sia dal punto di vista etico (siamo un’associazione ambientalista), sia perché comunque sarebbe un reato. Ci sarebbero dei metodi incruenti per allontanare i gabbiani, da adottare però prima dell’inizio della nidificazione, entro cioè il mese di febbraio: apporre dei dissuasori, tipo nastri riflettenti o cd-rom inseriti su di un filo appeso orizzontalmente, aquiloni a forma di falco, fili sottili negli angoli dove di solito fanno i nidi così da evitare che si posino, falchi gonfiabili.

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E, soprattutto, in caso di terrazzi, bisogna non abbandonare i luoghi dove vi nidificano, cioè starci il più possibile, in questo modo non verranno a nidificare.Altre volte capita che anche individui adulti finiscano all’interno di pozzi-luce e non riescono più ad uscire, poiché hanno bisogno di spazi molto ampi per poter prendere la spinta ed involarsi. In questi casi basterebbe prenderli e liberarli fuori o al porto.Il gabbiano reale praticamente non ha predatori naturali, tranne qualche raro caso di predazione da parte del falco pellegrino.

 

MERLO

I merli (Turdus merula) sono uccelli insettivori-baccivori (cioè si nutrono di bacche). In città nidificano su parchi e alberature. Cominciano a nidificare molto presto, già dal mese di marzo.Il merlo è una delle specie che si rinviene più di frequente in città. Quando si trova un piccolo a terra, se ha già messo le penne, è in grado di camminare, svolazza ma non riesce ancora ad alzarsi da terra, bisogna comunque lasciarlo dove è ststo trovato, i genitori saranno sicuramente nei paraggi e stanno continuando a occuparsi di lui anche da terra. Se ci sono pericoli imminenti come cani e gatti, bisognerà allontanarli e mettere il piccolo merlo al riparo su un albero o una siepe vicina, magari mettendolo in uno scatolo ed incastrarlo in una biforcazione di un albero. Se non si riuscisse a trovare una soluzione, meglio portarselo a casa e consegnarlo poi al Centro recupero.Nel caso in cui voleste provare a svezzare un merlo per poi liberarlo, bisogna sapere prima di tutto che i merli si imprintano facilmente, perciò è indispensabile non maneggiarlo troppo, non fargli vedere i volti umani e tenerlo in una stanza chiusa o in una voliera coperta da un telo. L’alimentazione ideale può essere costituita da camole, carne tritata, frutta morbida o pastoni per merli inumiditi con acqua.

 

PICCIONE DI CITTA’

Riconoscimento: essendo un ibrido tra il piccione selvatico (Columba livia livia) e il piccione torraiolo (Columba livia domestica) è difficile trovare un esemplare uguale ad un altro. Nidifica in tutti i mesi dell’anno su case e balconi abbandonati. Tra i predatori naturali ricordiamo il falco pellegrino, il gabbiano reale, l’aquila minore e i corvidi. Si ibridizza con il piccione selvatico, col rischio d’inquinamento genetico.Problemi di convivenza con i cittadini: sporcano i monumenti e abitazioni con gli escrementi. E’ importante non dargli da mangiare e tenere pulito il proprio condominio cercando anche di eliminare tutti i possibili siti di nidificazione dei piccioni. In questo modo si può contenere in parte la popolazione. Esistono in commercio vari dissuasori per piccioni. Il problema è che gli uccelli si abituano presto ai dissuasori, e comunque il problema non si risolve ma si sposta da un’altra parte. I più diffusi sono i “dissuasori a spillo”. E’ importante però non mettere i dissuasori durante il periodo riproduttivo (e vale per tutte le specie!).La Lipu Nazionale ha redatto un documento sul piccione di città dove viene descritto nei dettagli come comportarsi e cosa adottare in caso di nidificazioni indesiderate di piccioni: http://www.lipu.it/articoli-natura/16-comunicati-stampa/828-piccione-di-citta-10-regole-per-convivere-in-armonia .

Recupero: per questioni sanitarie, non possiamo prenderci cura dei piccioni (potrebbero trasmettere malattie verso gli altri uccelli che si trovano nel Centro recupero di Ficuzza). Essendo considerati fauna domestica, dovrebbero essere di competenza del Comune di Palermo (ASL Veterinaria) che però non se ne occupa. Quindi, in caso di ritrovamento di piccioni feriti o malati, dovrete rivolgervi ad un ambulatorio veterinario.Alimentazione: per gli adulti vanno bene le granaglie. Per i nidiacei potete dargli pastone giallo o frutta morbida mischiata con granaglie ed inumidita con dell’acqua, facendo delle palline. Naturalmente, come per tutti i nidiacei, bisognerà imbeccarlo.I nidiacei di piccione possono essere confusi con quelli di colombaccio, che sono però più grandi ed hanno il becco più massiccio. Quando cominciano a crescere le penne, i colombacci hanno delle barrature bianche nelle copritrici alari.Se avete animali domestici o esotici in casa o in giardino (anatre, canarini, pappagalli, tartarughe dalle guance rosse, serpenti ecc.) e non potete più tenerli, NON liberateli! Oltre che illegale, potrebbero ibridarsi, se riescono a sopravvivere, con la fauna locale col rischio di espandersi e soppiantare le specie originarie del luogo.

Per i recapiti da contattare in caso di ritrovamento clicca qui

 

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